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Davide Arminio

Libero spazio di idee

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Ci sono i miei romanzi, le opere teatrali che ho scritto, i miei acquerelli e i frammenti di poesie nate nel corso degli anni.

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Il dio dei migranti

Il dio dei migranti è un piccolo dio:
non ha altari, né templi, né chiese –
solo cieli spalancati e mari tenaci
e madri e tombe lontane;
non ha voce per farsi ascoltare, piccolo dio,
e mani troppo sottili per rabboccare
le vesti magre, le scarpe vuote,
la pelle logora e sbandata.

A volte lo vedrai seduto sui sassi
(seppellendosi tra le mani)
dove il vento puzza di resti
e di miserie, lo vedrai piangere
la solitudine sua, quella dei suoi figli,
prima di rialzarsi e inerme
cercare di seguirne il passo.

Fiore

Alla fine di tutto,
quando sarete sazi di tanto
risplendente nulla,
quando sentirete pungere
il torpore del grasso benessere
in cui vi siete sepolti –
alla fine allora, forse,
vi bacerà la mente il desiderio
di avere qualcuno a cui portare
un fiore.

Rondine

Fatemi essere rondine,
scura luna sul cielo bianco
fata ammaestrata e penosa
di conoscere il tempo
dell’altra migrazione –
l’orizzonte è un verbo, le nuvole
un richiamo che rinnova
il cuore, sempre altrove,
mentre circense sul filo dei tetti
gli uomini in basso
sono così poco, la vita fuori
di loro così tanta…
spingo le ali dolorose
e mi concedo a questo
fragile ballo.

Ai papaveri della Direttissima (2)

Cosa ti porta qui,
sul mio cammino
che rinnovo simile e mai uguale
da un milione di anni,
spalancandomi alle rondini
(e tali a me tanti)
ché ci abbiano a guida,
quando arriveranno,
sui fossi, sopra i dossi,
tra l’erbe che corrono insieme ai binari
e ai finestrini da cui tu
mi guardi? –

dove vai?

cosa indovina la tua meta di te?
quanto invano passa il tuo sguardo
su ciò di cui sono custode?

se ritornerai io
sarò qui, mezzadro dei dossi
sulla via di qualcuno; qui
me ne starò, mai uguale e pur simile,
per un milione di anni.

La neve non nasconde nulla

Non farti ingannare da ciò che dicono:
la neve non nasconde nulla
il passo felice
l’orma bassa
lo straniero –
gli scolari in fila indiana
il cuore avvolto in stracci
l’attesa il perdono l’arrivo

– e tutto resta in superficie
appeso appena alla crosta
appena
unito in divise parti.

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